DEFINIZIONE
La spondilodiscite è un’infezione che coinvolge contemporaneamente il disco intervertebrale e le vertebre adiacenti. Può essere causata da batteri, funghi o, più raramente, da micobatteri (come nel caso della tubercolosi vertebrale). Questa condizione può portare a dolore dorsale o lombare, rigidità e, se non trattata, a complicanze gravi come l’ascesso epidurale.
EPIDEMIOLOGIA
La spondilodiscite è una patologia relativamente rara, con un’incidenza stimata di 1-7 casi per 100.000 persone all’anno. Colpisce più frequentemente gli adulti di mezza età e gli anziani, soprattutto in presenza di fattori di rischio come immunodepressione, diabete, uso di droghe per via endovenosa, interventi chirurgici spinali o infezioni sistemiche. I batteri più comuni responsabili sono lo Staphylococcus aureus e, in misura minore, gli enterobatteri.
DIAGNOSI
La spondilodiscite si diagnostica attraverso una combinazione di valutazioni cliniche, esami strumentali e di laboratorio. Ecco i passaggi principali:
- Anamnesi e esame obiettivo: il medico valuta i sintomi del paziente, come dolore alla schiena persistente, febbre, rigidità e segni di infezione.
- Esami di laboratorio: vengono eseguiti esami del sangue per rilevare segni di infezione o infiammazione, come aumento della velocità di eritrosedimentazione (VES), proteina C-reattiva (PCR) e conta leucocitaria, emocolture, urinocolture.
- Imaging:
- Risonanza magnetica (RM) è l’esame più sensibile e specifico per diagnosticare la spondilodiscite, permettendo di visualizzare l’infiammazione del disco intervertebrale e delle vertebre adiacenti.
- Tomografia computerizzata (TC) può essere utilizzata per valutare meglio le strutture ossee.
- Biopsia: in alcuni casi è necessario eseguire una biopsia vertebrale per identificare l’agente infettivo e guidare la terapia antibiotica.
La diagnosi precoce è fondamentale per evitare complicanze e garantire un trattamento efficace.
TRATTAMENTO
Il trattamento della spondilodiscite prevede principalmente una terapia antibiotica mirata, spesso prolungata per almeno 6-12 settimane, in base all’agente eziologico identificato e alla risposta clinica. È fondamentale un corretto inquadramento diagnostico con esami di imaging (RMN) e l’eventuale prelievo microbiologico. In alcuni casi, può essere necessario il trattamento chirurgico per decomprimere il midollo spinale, drenare ascessi o stabilizzare la colonna vertebrale.
L’impiego di un ortesi idoneo è spesso indicata su indicazione specialistica.
